Ci sarebbero diversi modi per non far abbandonare le terre del Massico.
Il motivo principale per qui le terre vengono abbandonate, è la mancanza di stimoli, di valorizzazione e naturalmente la poca voglia di fare un lavoro forse pesante e a volte poco redditizio.
Gli stimoli potrebbero essere parecchi. Se pensiamo ai grossi quantitativi di olio,vino e frutta che la sola zona di Avezzano - Sorbello potrebbe immettere sul mercato locale e nazionale. Roccamonfina esporta al nord le castagne, Avezzano potrebbe esportare il suo olio D.o.p. ottenuto dall'oliva Sessanella. Sui pendii di Avezzano si potrebbero piantare viti Falanghina e varietà antiche dimenticate, per una iniziale produzione di vino, se pensiamo che esistono aziende di Sessa Aurunca e Falciano che importano il Falerno in tutto il territorio nazionale, anche operando in una porzione di territorio ristretto.
Piu' i giovani emigrano fuori dai nostri territori, e piu' le terre rischiano l'abbandono!
Bisogna creare lavoro e prospettive, sfruttare le risorse che si hanno per andare avanti. Se si hanno delle risorse, queste vanno sfruttate e trasformate in lavoro e produzione. Quanti orti sono incolti. Quante case in campagna potrebbero ospitare galline, conigli, tacchini.
Naturalmente bisognerebbe creare una grossa comunità di persone pronte ad investire il proprio tempo, e la loro forza, e di queste persone c'è ne sono, ma lavorano solo per mantenere la terra, o perchè si deve fare, e non per il futuro. Un domani che questi giovani, dovessero trovare lavoro fuori, allora nemmeno quelle poche mani che oggi cercano di produrre qualcosa andrebbero altrove, e l'abbandono sarebbe netto e totale.
Speriamo nel futuro
venerdì 1 gennaio 2010
Non abbandonare le terre
martedì 1 settembre 2009
Progetto Vino degli Impicci
Il progetto è sicuramente curioso e intrigante dal punto di vista botanico: piantare delle viti in un terreno collinare, sassoso, ricco però di minerali, esposto a nord, di fronte il vulcano di Roccamonfina, i Monti Aurunci e gli Appennini laziali.
Sicuramente il clima caldo dell'estate e il freddo invernale doneranno a quest'uva un sapore particolare.
Il progetto, già è partito: ho in famiglia una vite autoctona, da cui prendere le marze, nel frattempo sto cercando dei portainnesti idonei per essere messi a dimora, resistenti alla fillossera e alle condizioni di siccità.
Avere del terreno, significa anche sfruttare le sue potenzialità, e il Massico sicuramente può produrre un buon vino. Conosciamo già il Falerno, che si produce a Falciano, Mondragone e Carinola, che sono sotto la montagna, nel versante opposto, diciamo a sud. Con questo nessuno vuole surclassare questo prodotto ottimo e corposo, in ogni caso, ma si vuole solo creare qualcosa di particolare, da gustare in famiglia senza entrare in competizione con nessuno, senza stravolgere nulla e soprattutto senza entrare nel mercato, che è già ricco di vini. Intanto perchè sarebbe troppo complicato, occorrerebbero numerose nozioni botaniche, che noi non abbiamo, e non avremo mai, visto che siamo puri hobbisti, e poi bisognerebbe farlo per mestiere, cosa rischiosa e onerosa.
Ora l'estate sta per finire, ogni tanto ci aggiorneremo per farvi sapere a che punto siamo.
Sicuramente il clima caldo dell'estate e il freddo invernale doneranno a quest'uva un sapore particolare.
Il progetto, già è partito: ho in famiglia una vite autoctona, da cui prendere le marze, nel frattempo sto cercando dei portainnesti idonei per essere messi a dimora, resistenti alla fillossera e alle condizioni di siccità.
Avere del terreno, significa anche sfruttare le sue potenzialità, e il Massico sicuramente può produrre un buon vino. Conosciamo già il Falerno, che si produce a Falciano, Mondragone e Carinola, che sono sotto la montagna, nel versante opposto, diciamo a sud. Con questo nessuno vuole surclassare questo prodotto ottimo e corposo, in ogni caso, ma si vuole solo creare qualcosa di particolare, da gustare in famiglia senza entrare in competizione con nessuno, senza stravolgere nulla e soprattutto senza entrare nel mercato, che è già ricco di vini. Intanto perchè sarebbe troppo complicato, occorrerebbero numerose nozioni botaniche, che noi non abbiamo, e non avremo mai, visto che siamo puri hobbisti, e poi bisognerebbe farlo per mestiere, cosa rischiosa e onerosa.
Ora l'estate sta per finire, ogni tanto ci aggiorneremo per farvi sapere a che punto siamo.
lunedì 9 febbraio 2009
Olivo: un anno di lavoro
La catena massicana, è adibita soprattutto ad uliveto, e questa pianta va coltivata nel vero senso della parola, anche se rustica. Nel forum della Compagnia della Terra, ho aperto un post dove, vengono descritte tutte le fasi di lavorazione dell'olivo, da gennaio a dicembre. Ci sono anche foto che documentano tali procedure, con annesse descrizioni. Naturalmente per ora siamo fermi ad aprile, ma continueremo fino a dicembre, e seguiremo pari passo tutte le lavorazioni che si fanno in uliveto.
Devo ringraziare i mastri Valinor e Gamgee, che mi stanno dando questo materiale.
Olivo un anno di lavoro
Devo ringraziare i mastri Valinor e Gamgee, che mi stanno dando questo materiale.
Olivo un anno di lavoro
mercoledì 5 novembre 2008
Novembre 08: la raccolta delle olive sul monte Massico
Siamo ormai a novembre e la raccolta delle olive è entrata nel vivo. Chi ancora può farlo, perché ha tempo, o perché lo deve fare, è oggi sulla montagna a raccogliere le olive. Se si ha la fortuna di raccoglierle sulla pianta, è tutto di guadagnato, e il prodotto finito sarà sicuramente migliore, mentre se il vento o le intemperie hanno fatto cadere le olive allora si dovranno raccogliere per terra, tra l'erba e il fango, e il prodotto finito sarà meno pregiato, poiché i frutti tenderanno a marcire a contatto con il suolo. Una volta, la montagna era tutta un fermento, c'erano tutti nelle terre, dai nonni, agli zii, i nipotini, ancora acerbi e inesperti, correvano, ruzzolando tra i ciglioni, e i colori delle reti e le macchine dei 'raccoglitori' si potevano scorgere dall'Appia, oggi invece molti proprietari, anziani e stanchi, non sanno a chi passare la staffetta, e abbandonano i terreni, che in breve tempo verranno ricoperti dalle malerbe, e durante i periodi estivi il rischio incendi sarà alto.
Però qualche buon elemento è ancora presente sulla montagna, anche se parecchi si fanno l'olio solo per la casa. Bisogna calcolare che le colline di Avezzano, sono ricche di uliveti autoctoni, piantati secoli fà e propagati tramite talea, con metodi naturali. L'oliva principale delle colline a ridosso di Sessa Aurunca è la Cicinella o Sessanella, classica per olio, poi c'è l' Itrana o semplicemente Tanesca che può avere anche un uso da mensa data la buona pezzatura, e il Cicione o Ogliarola sempre autoctona del Massico. E' proprio la presenza di olive del genere che può permettere alla comunità di produrre olio D.O.P.
In effetti con questi presupposti qualche baldo giovanotto, potrebbe alzare il sedere dalla sedia del bar e andare a coltivare le terre, ricche di minerali, ed i romani l'avevano capito, anche con vitigni, tipo il Falerno appunto. Olio, vino e frutti in generale tipo la mela, la castagna, il sorbo, potrebbero essere una buona risorsa di sostentamento per i territori pedemontani. Speriamo per il futuro.
In effetti con questi presupposti qualche baldo giovanotto, potrebbe alzare il sedere dalla sedia del bar e andare a coltivare le terre, ricche di minerali, ed i romani l'avevano capito, anche con vitigni, tipo il Falerno appunto. Olio, vino e frutti in generale tipo la mela, la castagna, il sorbo, potrebbero essere una buona risorsa di sostentamento per i territori pedemontani. Speriamo per il futuro.
giovedì 28 agosto 2008
28/08/08 Sopralluogo sul Massico: la macchia mediterranea sta rinascendo
Dopo un sopralluogo accurato sulle zone collinari di Avezzano di Sessa Aurunca, ho notato che la macchia maditerranea sta prendendo piede, lì dove prima mancava, a causa degli incendi che negli anni scorsi hanno devastato la montagna.
La prima pianta che ho visto rinascere con frequenza è il Sorbo (Sorbus domestica), un baluardo del bosco montano mediterraneo, che può raggiungere anche i 10 metri di altezza, che in antichità con i suoi frutti, le sorbe, arricchiva le dispense di ogni buon contadino, che le appendeva o le faceva maturare tra la paglia. Stanno crescendo parecchi Rovi da mora (Rubus fruticosus) causa l'abbandono dei terreni agricoli, regalando se non altro parecchie more agli amatori delle mermellate e delle confetture. Alcuni piccoli Corbezzoli (Arbutus Unedo) si rivedono fitti e disordinati nella montagna, ma anche sui bordi delle strade, e per quello che posso dire anche parecchie amarene (Prunus cerasus), spuntano fuori come funghi.
Il bilancio è positivo, solo che oggi bisogna stare attenti alla pulizia indiscriminata dei terreni soggetti a coltura. Il fatto è che lasciar crescere ad esempio i sorbi o i corbezzoli, non solo favorirebbe l'accrescimento di piante ormai dimenticate, ma aiuterebbe l'equilibrio delle flora del posto.
Che dire al prossimo sopralluogo vedremo cosa sarà successo.
La prima pianta che ho visto rinascere con frequenza è il Sorbo (Sorbus domestica), un baluardo del bosco montano mediterraneo, che può raggiungere anche i 10 metri di altezza, che in antichità con i suoi frutti, le sorbe, arricchiva le dispense di ogni buon contadino, che le appendeva o le faceva maturare tra la paglia. Stanno crescendo parecchi Rovi da mora (Rubus fruticosus) causa l'abbandono dei terreni agricoli, regalando se non altro parecchie more agli amatori delle mermellate e delle confetture. Alcuni piccoli Corbezzoli (Arbutus Unedo) si rivedono fitti e disordinati nella montagna, ma anche sui bordi delle strade, e per quello che posso dire anche parecchie amarene (Prunus cerasus), spuntano fuori come funghi.
Il bilancio è positivo, solo che oggi bisogna stare attenti alla pulizia indiscriminata dei terreni soggetti a coltura. Il fatto è che lasciar crescere ad esempio i sorbi o i corbezzoli, non solo favorirebbe l'accrescimento di piante ormai dimenticate, ma aiuterebbe l'equilibrio delle flora del posto.
Che dire al prossimo sopralluogo vedremo cosa sarà successo.
Sorbo e corbezzoli nella macchia mediterranea
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