Località Impicci
Raggiungere questa località è molto semplice, infatti nel periodo autunnale e invernale è invasa dai cacciatori che si nascondono nella macchia per non essere visti dalle loro prede. Dalla Statale Appia, (1° segnaposto), si sale verso la 'galleria' militare (2°segnaposto), e una volta arrivati nei suoi pressi si ferma la macchina e si prosegue a piedi, se ci si vuole immergere nella macchia mediterranea e ammirare i panorami suggestivi dei Monti Aurunci, Monte Santa Croce, Montecassino, Gaeta e i Monti della Meta, essendo la zona piu' alta raggiungibile sul nostro versante avezzanese. Dalla galleria parte una stradina asfaltata costruita dagli americani nel dopo guerra, che termina all'ex Radar,(3° segnaposto) oggi abbandonato, e immerso nella macchia sempre piu' fitta.
Camminando sulla stradina passiamo dalla zona Monticello, dalla quale si può raggiungere l'altra parte della montagna, ma noi proseguiamo fino a raggiungere la Loc. 'Impicci', chiamata così dai nostri àvi, perchè molto insidiosa da coltivare, e siccome la sua esposizione è a nord, il sole d'inverno ci batte pochissimo, dando non pochi problemi ai contadini che raccolono le olive nei periodi freddi, costretti a fare i conti anche con 'la ferrata', brina invernale, e a volte anche con il ghiaccio, che non si scioglie tanto facilmente.
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Stradina montana che porta alla Loc. Impicci |
Come dicevo prima, sarebbe più bello farsi questo tratto a piedi, così da poter assaporare tutto, sia la macchia mediterranea che i panorami sulla città di Sessa Aurunca. Sul nostro cammino incontreremo parecchi terreni coltivati ad oliveto, e parti però dove la macchia mediterranea a preso il sopravvento, soprattutto nelle alture e nei terreni abbandonati. Qui fanno da padroni i rovi, ma anche l'Arbutus Unedo (Corbezzolo) che in bassa quota non troviamo così facilmente, il Mirtus Communis (Mirto), nelle sue diverse varietà, oblungo, a bacca bianca (rarissimo), e a bacca tonda meno aspra, vittima di un drastico disboscamento, per opera di ignoti passanti, e per mano dei cacciatori che se ne servono per costruire capanni e le postazioni di caccia. Ogni tanto troviamo Quercus sp (Querce), che sono la testimonianza certa che in passato qui vi furono folti boschi, raro, ma visibile ogni tanto il Sorbus Domestica (Sorbo Domestico), che dopo i numerosi incendi degli scorsi anni, sta piano piano riprendendo a cescere, sui bordi della stradina e all'interno della montagna. Tra i terreni non mancano i fichi, ciliege, nocciole, amarene e ciliege selvatiche, raro o assente il castagno, che stranamente troviamo a quote più basse. Se puntiamo lo sguardo a terra, noteremo piantine aromatiche come la rucola selvatica (difficile da trovare poichè piccola), ottima commestibile e molto piccante, la Micromeria graeca (Issopo meridionale) che spesso staziona tra le rocce, l'Origanum vulgare (Origano) molto difficile da trovare visto che nasce tra l'erba alta, molto comune invece è l'Helichrysum Italicum (Elicriso) che con il suo odore secondo me racchiude tutta l'essenza della montagna, il comune Foeniculum vulgare (Finocchietto selvatico), del quale si prendono i semi per condire le carni e le olive, la Calamintha nepeta (Mentuccia) che invade il bordo strada. Comune in ogni balcone, ma rarissimo allo stato selvatico, esiste il Rosmarinus officinalis (Rosmarino), che vive nascosto nella macchia più aspra e difficile da raggiungere. Verso la fine, arrivati al bunker scorgiamo diverse piante di Pinus s.p. nate negli ultimi anni. Di tutte queste piante avevo avvistato anche un unico esemplare di Ceratonia siliqua (Carrubo), che oggi però non sono piu' riuscito a trovare, quindi non posso confermarne la presenza sul nostro versante avezzanese. Su questa pianta infatti ho dedicato un mio progetto di semina, per recuperare questo spettacolare esemplare dimenticato.